Martedì 07 Settembre 2010
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Senoufo PDF Stampa E-mail
Scritto da WEB Master   
Domenica 20 Settembre 2009 15:24

I Sénoufo sono un popolo originario della regione del delta del fiume Niger, migrati all’interno del continente forse prima dell’anno 1000. Attualmente sono circa 1,5 milioni, la metà dei quali vivono in Costa d’Avorio nel territorio di Kohrogo, una importante città situata al centro di una vasta regione pianeggiante dove i Sènoufo coltivano il miglio, l’igname, il riso e il cotone. La filatura e tessitura del cotone sono quindi parte delle loro tradizioni e le stoffe di Kohrogo sono famose in tutta la regione. Nei villaggi la tradizione artigiana viene tramandata all’interno di corporazioni di tessitori e tintori, e tutti gli abitanti partecipano alla produzione delle stoffe, realizzando un ciclo di lavorazione completo: dalla cardatura e filatura del cotone fino alla tessitura e alla decorazione. Waraniéné è uno di questi villaggi, dove opera una cooperativa di tessitori che lavorano su un terreno grande come due campi di calcio, dove non si è assordati dal rumore dei telai: accovacciate per terra le donne cardano e filano il cotone, ragazzi e bambini cuciono lunghe strisce di tessuto bianco e gli uomini tessono.

La struttura dei telai è estremamente semplice: l’ordito, largo una ventina di centimetri, passa per due ordini di licci manovrati da funi che terminano tra le dita dei piedi del tessitore, e la trama viene tessuta con una o più spole, passate a mano. Il prodotto più semplice di questa lavorazione sono delle lunghe strisce che vengono cucite parallelamente per formare pezze di maggiore larghezza, oppure delle pezzuole quadrate o rettangolari, ricavate dallo stesso ordito, ma caratterizzate da disegni diversi in cui si dimostra l’abilità dei tessitori.

Le stoffe bianche sono le tele su cui lavorano i tintori, che sarebbe più giusto chiamare decoratori, visto che ogni disegno è realizzato a mano. I loro atelier sono delle grandi capanne di paglia con il tetto di palma, circondate dalle tele stese ad asciugare al sole.

Nella fresca ombra dell’interno uno o due decoratori e alcuni apprendisti lavorano accovacciati, tracciando figure sulle stoffe con una lama di ferro che, usata dalla parte sottile, permette di tracciare linee precise e, usata di piatto, serve per riempire rapidamente ampie superfici. Viene utilizzato un colore marrone, ricavato da piante e terre che vengono trattate e miscelate dagli apprendisti, e un mordente naturale che quando viene applicato

scurisce la tinta dei disegni fino al nero. I disegni seguono una antica tradizione: personaggi che rappresentano i lavori tipici del villaggio o cerimonie rituali, animali che raffigurano gli antenati tipici dei clan e dei lignaggi dei Sénoufo.

Le stoffe di Kohrogo sono conosciute e apprezzate in tutto il mondo dagli amanti dell’arte africana, e ora vengono importate in Italia da Equo Mercato, acquistate direttamente dalle cooperative dei produttori, senza passare attraverso gli intermediari che di solito portano le stoffe ad Abidjan, dove le rivendono a prezzi molto più alti.

Tra i Sénoufo le tradizioni artigiane sono tramandate all’interno di corporazioni professionali chiuse, ciascuna depositaria delle tecniche di lavorazione di un particolare materiale, dal cuoio ai metalli al legno ecc. Le maschere sono prodotte dagli artigiani del legno, gli

stessi che producono anche oggetti di uso comune come mortai o ciotole, o le piccole statue rituali molto diffusa in tutte le famiglie. Le forme e le tecniche di fattura delle maschere sono quindi definite dalla tradizione, e per gli artigiani la loro lavorazione non è molto diversa dalla produzione di qualunque altro oggetto in legno. Solo dopo che la maschera è stata ceduta all’acquirente, ed eventualmente inserita nel suo contesto rituale acquista un significato sacro, ma fino ad allora è un oggetto come tutti gli altri. E’ questo il motivo per cui gli artigiani Sènoufo producono tante maschere, con una tecnica di produzione quasi di serie che riproduce gli stessi soggetti con minime variazioni.

Le maschere Sènoufo si possono dividere in due grandi categorie, quelle zoomorfe (poniugo) e quelle antropomorfe (gpelihe). Le prime sono solitamente di grandi dimensioni e hanno il ruolo principale nei riti magici e di iniziazione. Quelle che raffigurano volti umani sono più piccole e sono usate con funzioni cerimoniali; vengono ad esempio indossate da danzatori che accompagnano le più importanti maschere zoomorfe durante i riti, o che ne animano lo svolgimento. Solitamente sono ornate con stoffe o strutture di fibre vegetali che contribuiscono a definirne il significato nell’ambito di ogni

particolare cerimonia. Alcune di queste maschere sono di fattura piuttosto semplice, altre invece sono più complesse, con elaborati elementi scolpiti sulla sommità, di cui non è facile stabilire l’origine e il significato.

Le maschere importate da Equo Mercato sono prodotte da artigiani di Korhogo, che continuano la tradizione Sénoufo e vendono i loro prodotti sul mercato locale e ai pochi turisti che visitano la regione. La statuaria del popolo Senoufo può essere paragonata nelle sue migliori manifestazioni, a quella Baulè. Le statuette però sono spesso pesanti e rozze,

al contrario delle maschere, straordinariamente decorative.

Alcune di esse sono ornate con corna,mandibole morbide a forma equina, grandi becchi di uccelli e motivi geometrici. Le maschere senoufo, nell’ ambito dell’ arte negroafricana, sono

state quelle più spesso copiate e imitate dai venditori di falsi.

 
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