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La mostra di pittura (sulle donne) dell'artista piemontese residente a Cesena, Oria Strobino, si terrà il 17 aprile presso il Museo d'Arte Contemporanea di Fonte Nuova (Rm) alle ore 19. Sede espositiva: via 4 novembre 5.
Quando ci si trova di fronte a un problema, non é sempre il caso di 'pensare' di risolverlo per forza. E' questo il mio rapporto con le donne, ho deciso di non rapirle, denudarle, violentarle, ucciderle. Di non fare cioé quello che hanno fatto altri, nello showdown maniacale, unica possibilitá di un rapporto con loro, per certe menti maschili , poiché come si dice ultimamente, trattasi di crimini di genere.
Da poco ho accettato leggendo le loro righe, tra le righe, apertamente o no, di aver trovato sempre qualcosa anche di pauroso, perché geniale, alieno, superiore a quello che in molti abbiano detto pensato scritto in ogni campo, tuttavia per me incomprensibile. Per molti uomini riconoscerlo è come scontare una condanna. Si pensi a Luisa Muraro, che quando scrive é molto piú acuta di qualsiasi uomo, oppure di Oria Strobino, nei cui quadri ho accettato la sconfitta di questa nostra povertá di argomenti tutta maschile, in quanto parafrasando la Muraro non ragionano con l'utero (ma dirlo sarebbe anche offensivo), aspettandosi una risposta del genere: " te di me che ne sai?" . Ho pensato che piuttosto ragionano con la psiche oppure per non cadere nel campo della retorica di nome e di fatto, ho pensato che queste capacità non siano ancora del tutto descritte, a cui servono chiavi di lettura a cui il new age, il femminismo e quant’altro non hanno ancora dato la benché minima risposta, né tantomeno gli uomini.
Ma dire questo a scuola ad esempio, o in pubblico per lasciare che cada come lettera morta, non mi sembra assolutamente il caso. E lo avrei detto anche in classe, col rischio di essere mandato a casa dai genitori degli allievi, le cui discussioni sull’utero sono ammissibili solo ove se ne occupino i servizi segreti a Palazzo Grazioli, o in caso di stupro. Discorsi in cui la soggettività ahimè è assolutamente assente.
Ho letto sempre con piacere le note della libreria delle donne di Milano, ad esempio, piú di qualsiasi altra email, come qualcosa che viene da lontano, destinato a non appartenermi, (se non in casi eccezionali)e a non appartenere al mondo superficiale della comunicazione fast food (pur sembrando fittizio), e come arriva se ne và, come nel quadro a forma di rombo di Oria, in cui una ragazza di spalle decide di lasciarsi alle spalle ‘noi’, mostrandoci irriverente la schiena, in un mondo in una forma, che per noi é pura pazzia, poiché tuttavia lascia qualcosa. (Si pensi che il ‘rombo’ è anche un strumento musicale che nelle tribù autoctone viene utilizzato nei riti di passaggio).
É in questo quadro come rivedessi ‘Lei’, per l'ultima volta, ed é difficile riconoscerla, non essendo sufficienti anelli, promesse, lacrime... Madre, amica, fidanzata, collega? Nella guerra delle illusioni una faccia della luna si presenta a noi, sarà per questo che i quadri di Oria Strobino hanno una luce lunare, di per sé inafferrabile e indipendente, libera, che non riusciamo a possedere e che va solo ammirata e alla quale non ci si può opporre. Da qui il magnetismo dei suoi quadri, delle loro parole, del suo lavoro.
Parlare di loro quindi, é assolutamente pericoloso. Mi sono ricordato che l'arte é una donna, e questo mi causa problemi, tra i quali quelli di gelosia, con altre donne. Oria si é inventata un libro sulle donne che a prenderlo seriamente é veramente qualcosa di mai visto, con suoi quadri e testo a fronte, assolutamente incurante di qualsiasi dettame estetico, rimescola le carte in gioco. Insomma da parte loro c'é in veritá quello che agli uomini manca oggi, ossia di poter riapprofondire se non inventare, o dire qualcosa di acuto, andare a fondo, mentre i nostri intellettuali si sentono tali solo se scrivono di politica nell'articoli di fondo, sia esso Il Giornale o La Repubblica, l’importante è il nome in calce.
Mancano, tra le righe degli uomini, riflessioni ad esempio, da donne su altre donne, cosa inconcepibile secondo i vecchi dettami della critica. Come ci sarebbe piaciuto succedesse con Wittgenstein e Magritte, un pensiero analitico, privo di slogan, di cui siamo inclementemente sommersi.
Questo é il destino dei grandi, è di loro dominio, che contrariamente a quello che si è detto e pensato, non stanno al soldo di nessuno, bisognerebbe scrivere ore a proposito, per non risolvere niente, per dire ciò che si sà.
E' per questo che c'é ancora una voce che dice: "hanno una soggettivitá, che non mettono in vendita." In merito alla soggettività, sarà il caso di dire che parecchi dei libri scritti finora sarebbero fuori legge, e fuori legge anche noi che li abbiamo letti. Come persone che abbiamo conosciute, amate, ammirate possiamo chiedere ancora di essere presenti, vive, di rimanere con noi, malgrado il mondo.
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