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PAOLO ROSA - Mostra mercato antologica

 

 

 

Paolo Rosa espone dal 10 dicembre al 10 gennaio presso la sala unica del Museo d’Arte Contemporanea di Fonte Nuova in via 4 novembre 5.

 

Le opere sono il frutto delle esperienze ontologiche maturate nel corso di lunghi viaggi a contatto di tribù e popolazioni autoctone come gli indigeni Papua.

La conoscenza partecipante nei confronti di queste popolazioni ci fanno pensare alla retorica del “terzo occhio” ossia a quel contenitore culturale dove psicologia sperimentale e antropologia vengono a contatto. Non a caso le pitture di Cezanne, di Matisse, di Magritte e di altri artisti moderni considerati dei ‘classici’ della modernità non possono essere letti e interpretati in maniera appropriata se non con una lente d’ingrandimento che esclude quelli tradizionali. Entrano in gioco i criteri di lettura della fenomenologia di Maurice Merleau Ponty, e ancor prima di Guillame Apollinaire, Paul Valery, di Andrè Breton, e poi di Michel Foucault. In poche parole non solo una lettura metafora del mondo ma  anche intesa come porta della percezione di una realtà più complessa di quello che la lettura monotemica della rappresentazione ci dice.

Ma non è tutto qui. L’avvento delle nuove tecnologie ci mette in condizione di condurre altre ipotesi quindi l’analisi della realtà si presta  a molteplici letture come in un gioco di scatole che non ci permette mai di dire la parola fine ad un problema di percezione e conduce alla rivalutazione prenne di un’opera già storicizzata e contestualizzata.  Questo avviene con opere come la “Gioconda” che non si limita ad essere il quadro dipinto da Leonardo ma è lo spunto per sceneggiature e storie inedite.

Limitarsi ad attribuire etichette a questo o a quel prodotto, non farebbe altro che portare acqua ad una visione scontata e storicizzata del mondo per cui non esisterebbero più novità e colpi di scena: sarebbe così assolutamente certo che persone e località povere di risorse sarebbero condannate ad una esistenza scontata. Invece attribuire valori, trovare novità  linguistiche , fare nuove associazioni di idee, aprirsi a lunguaggi diversi e in precedenza rifiutati ci permette di fare quella ricerca epistemica (ossia quella ricerca che ci fa conoscere), che ci permetterà in un futuro d’essere preparati agli imprevisti e a situazioni critiche. 

Mentre esiste il mondo esterno con le sue rappreszentazioni, esiste un mondo interiore che condiziona in maniera determinante quello esterno: la visione metafisica di aspetti della realtà come politica, lavoro, arte ci persuadono a leggere con occhi diversi l’arte e la sua presenza nei luoghi in cui in precedenza non c’era.

Tuttavia lo Stato dovrebbe tener presente che valori economici e professionalità non possono essere disconosciute a fronte di un continuo sperimentalismo che spesso in politica è da considerarsi tanto arbitrario quanto sbagliato. E’ il caso dei molti luoghi concessi all’arte assolutamente campati in aria e che spesso invece di dare un apporto migliore alla comunità, finiscono per  renderla grottesca.

Il museo d’arte contemporanea di Fonte Nuova nato per apportare un contributo di qualità al comune di Fonte Nuova in quanto analizza ricerca ed espone documenti materiali e digitali della comunità, opera in questa direzione contribuendo realmente allo sviluppo di nuove forme di consapevolezza e maturità.

 

Il prof. Paolo Rosa ha insegnato educazione artistica per 30 anni a Fonte Nuova e crediamo che questa galleria, nata qui,  sia anche indirettamente merito suo.

Fa piacere, concludendo, riconoscere nei quadri esposti un grande maestro, ispirato alla modernità, autore di quadri di profonda intensità emozionale e capacità tecnica.

 
GABREL BABAN - comunicato stampa -

 Gabrel Baban, Punte la fantana mare, olio su tela, 2011 

 

 

 Museo d’Arte Contemporanea di Fonte Nuova (Rm)
Via 4 novembre 5, www.ilmuseo.org
 
COMUNICATO STAMPA

 

GABREL BABAN 
 
Mostra personale di pittura dell’artista rumeno presso
la sala del museo d’arte contemporanea via 4 novembre 5 a Fonte Nuova (Rm)
a cura di Davide Tedeschini.


 

L’artista Rumeno (Falticeni, Romania, 1948) che ha esposto in Ucraina, Moldavia,  e in Europa per la precisione in Romania, Belgio e in  Francia, terrà un’esposizione di circa 20 opere a olio con tematica di paesaggi e nature morte. L’artista, di estrazione scultore,  è anche stato l’autore di monumenti pubblici  in Romania.
E’ con vero piacere che la nostra galleria coglie l’occasione  di uno scambio culturale con la Romania che ha numerosi cittadini a Fonte Nuova, la più grande comunità del Lazio, di circa 2000 unità.  Insieme al nostro entusiasmo dobbiamo però registrare con rammarico che alle promesse fatte dal Sindaco Di Buò e dalla sua Giunta nei confronti dei cittadini di provenienza rumena non è seguito alcuna iniziativa, né di tipo legislativo né di tipo politico che avesse l’obiettivo di un dialogo concreto con la loro comunità, con la quale condividiamo  problemi di convivenza e specialmente di politica sociale, urbanistica, dei lavori pubblici, della sicurezza, della scuola, dell’ambiente, di lavoro, di legalità etc.
Tuttavia il Comune in più di due anni dal suo insediamento si è prodigato nell’organizzare feste e manifestazioni pseudo culturali, prive di investimenti ma ricche di spese improduttive, dalle quali i cittadini rumeni sono stati sempre esclusi  col risultato di non apportare un reale beneficio culturale per la città di Fonte Nuova. La nostra galleria in linea con quanto stabilisce l’Unesco è un piccolo museo che si occupa di attività socioculturali  e  che apporta un reale beneficio di visibilità alla nostra cittadina, un esempio che andrebbe seguito.

 


 
Oria Strobino...l'altra faccia della luna.

 

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La mostra di pittura (sulle donne) dell'artista piemontese residente a Cesena, Oria Strobino, si terrà il 17 aprile presso il Museo d'Arte Contemporanea di Fonte Nuova (Rm) alle ore 19. Sede espositiva: via 4 novembre 5.

 

Quando ci si trova di fronte a un problema, non é sempre il caso di 'pensare' di risolverlo per forza. E' questo il mio rapporto con le donne, ho deciso di non rapirle, denudarle, violentarle, ucciderle. Di non fare cioé quello che hanno fatto altri, nello showdown maniacale, unica possibilitá di un rapporto con loro, per certe menti maschili , poiché come si dice ultimamente, trattasi di crimini di genere.

Da poco ho accettato leggendo le loro righe, tra le righe, apertamente o no, di aver trovato sempre qualcosa anche di pauroso, perché geniale, alieno, superiore a quello che in molti abbiano detto pensato scritto in ogni campo, tuttavia per me incomprensibile. Per molti uomini riconoscerlo è come scontare una condanna. Si pensi a Luisa Muraro, che quando scrive é molto piú acuta di qualsiasi uomo, oppure di Oria Strobino,  nei cui quadri ho accettato la sconfitta di questa nostra povertá di argomenti tutta maschile, in quanto parafrasando la Muraro non ragionano con l'utero (ma dirlo sarebbe anche offensivo), aspettandosi una risposta del genere: " te di me che ne sai?" . Ho pensato che piuttosto ragionano con la psiche oppure per non cadere nel campo della retorica di nome e di fatto, ho pensato che queste capacità non siano ancora del tutto descritte, a cui servono chiavi di lettura a cui il new age, il femminismo e quant’altro non hanno ancora dato la benché minima risposta, né tantomeno gli uomini. 

 

Ma dire questo a scuola ad esempio, o in pubblico per lasciare che cada come lettera morta, non mi sembra assolutamente il caso. E lo avrei detto anche in classe, col rischio di essere mandato a casa dai genitori degli allievi, le cui discussioni sull’utero sono ammissibili solo ove se ne occupino i servizi segreti a Palazzo Grazioli, o in caso di stupro.  Discorsi in cui la soggettività ahimè è assolutamente assente.

Ho letto sempre con piacere le note della libreria delle donne di Milano, ad esempio, piú di qualsiasi altra email, come qualcosa che viene da lontano, destinato a non appartenermi, (se non in casi eccezionali)e a non appartenere al mondo superficiale della comunicazione fast food (pur sembrando fittizio),  e come arriva se ne và, come nel quadro a forma di rombo di Oria, in cui una ragazza di spalle decide di lasciarsi alle spalle ‘noi’, mostrandoci irriverente la schiena, in un mondo in una forma, che per noi é pura pazzia, poiché tuttavia lascia qualcosa. (Si pensi che il ‘rombo’ è anche un strumento musicale che nelle tribù autoctone viene utilizzato nei riti di passaggio).

É in questo quadro come rivedessi  ‘Lei’, per l'ultima volta, ed é difficile riconoscerla, non essendo sufficienti anelli, promesse, lacrime... Madre, amica, fidanzata, collega? Nella guerra delle illusioni una faccia della luna si presenta a noi, sarà per questo che i quadri di Oria Strobino hanno una luce lunare, di per sé inafferrabile e indipendente, libera, che non riusciamo a possedere e che va solo ammirata e alla quale non ci si può opporre.  Da qui il magnetismo dei suoi quadri, delle loro parole, del suo lavoro.

Parlare di loro quindi, é assolutamente pericoloso. Mi sono  ricordato che l'arte é una donna, e questo mi causa problemi, tra i quali quelli di gelosia, con altre donne. Oria si é inventata un libro sulle donne che a prenderlo seriamente é veramente qualcosa di mai visto, con suoi quadri e testo a fronte, assolutamente incurante di qualsiasi dettame estetico, rimescola le carte in gioco. Insomma da parte loro c'é in veritá quello che agli uomini manca oggi, ossia di poter riapprofondire se non inventare, o dire qualcosa di acuto, andare a fondo, mentre i nostri intellettuali si sentono  tali solo se scrivono di politica nell'articoli di fondo, sia esso Il Giornale o La Repubblica, l’importante è il nome in calce.

Mancano, tra le righe degli uomini, riflessioni ad esempio, da donne su altre donne, cosa inconcepibile secondo i vecchi dettami della critica. Come ci sarebbe piaciuto succedesse con Wittgenstein e Magritte, un pensiero analitico, privo di slogan, di cui siamo inclementemente sommersi.

Questo é il destino dei grandi, è di loro dominio, che contrariamente a quello che si è detto e pensato, non stanno al soldo di nessuno, bisognerebbe scrivere ore a proposito, per non risolvere niente, per dire ciò che si sà.

 

E' per questo che c'é ancora una voce che dice: "hanno una soggettivitá, che non mettono in vendita." In merito alla soggettività, sarà il caso di dire che  parecchi dei libri scritti finora sarebbero fuori legge,  e fuori legge anche noi che li abbiamo letti. Come persone che abbiamo conosciute, amate, ammirate possiamo chiedere ancora di essere presenti, vive, di rimanere con noi, malgrado il mondo.

 

 

 

 

 
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