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Franco Mariella nasce a Taranto nel 1928. Si occupa di arte fin dagli anni 50. Nel 55 si sposa con Vanda Berto e dopo una serie di viaggi in cui è prima a Roma poi a Stoccolma (Svezia) incomincia a fare alcuni quadri, disegni a chiaroscuro, pastelli e tempera in cui sperimenta le differenti tecniche pittoriche. Rimane a Stoccolma fino al 69 dove lavora come modellista industriale. Si occupa di ritagli di carta papiers collè analogamente a quanto fatto da Henry Matisse. Nel suo lavoro produce prototipi lavorando accanto a inglesi, russi, tedeschi. Alterna sempre le sue tendenze artistiche al suo mestiere industriale: dopo aver visto le mostre ritorna a casa e dipinge, si occupa di scultura e fusione. Nel 69 torna a Roma dove apre un’officina per la costruzione di stampi alternando soggiorni a Trieste. Per un arco di 20 emerge la volontà d’essere artista incomincia a interessarsi del Tiffany rimanendone affascinato ed è di quest’ultimo periodo la sua mostra presso il Museo d’Arte Contemporanea di Fonte Nuova, che ha in permanenza un suo bassorilievo d’ottone donato alla sede Caritas della Diocesi Sabina Poggio Mirteto, Parrocchia di Gesù Maestro. La sua opera ci rende consapevoli che lo studio e la pratica dell’arte moderna ha ormai condotto la scienza ad ammettere momenti di libertà ‘totale’ nella vita di ognuno rappresentati dall’elaborazione del prodotto d’arte. L’assenza di condizionamenti esterni è ritenuta pura utopia dalle società totalitarie, che individuano sempre la schiavitù come fatto politico e sociale attuabile. E non è un caso che il termine schiavitù non sia solamente individuabile nei casi che la competono materialmente, carcerazione o sfruttamento, ma anche intellettualmente. Viene usata in maniera ipnotica, propagandistica, suggestiva dai sistemi totalitari contro le società aperte. Per cui capita sentir dire ‘il terzo mondo è schiavo dell’occidente’ o ‘questa cultura è schiava di un’altra’ etc. frasi arbitrarie e suggestive che dovrebbero far presa sull’inconscio collettivo. L’alienazione è stata considerata fin dalla nascita dell’industria una vera e propria ‘schiavitù’ contro la quale combattere. Pulendo e ripulendo la questione dalle teorizzioni materialistiche e marxiste, l’individuo si rende conto che a prescindere dalla schiavitù sociale, una schiavitù ben più pericolosa e difficile da combattere è quella del ‘male di vivere’, il perché dell’esistenza e delle sue limitazioni che ci costringono a non ottenere, a non essere. Le parole di Sheakspeare …Essere o non essere accompagnano l’individuo a rispondere con l’autodeterminarsi artistico. La propria opera, se condotta e ottenuta negli impedimenti, può suggerirci valori etici, che più ci interessano per ottenere la libertà: oltre alle schiavitù materiali e sociali di cui si occupa la politica, esiste una schiavitù ben più subdola: quella della propaganda, dei condizionamenti subliminali, inconsci e culturali, contro i quali non conosciamo soluzione se non quella di prender armi (i pennelli, i libri, etc.) e contrastarli fino a porvi fine. Noi viviamo nell’era del totalitarismo della comunicazione e l’opera artistica ‘spontanea’ ci serve per una analisi al fine di iniziare a ‘liberarci’ dai condizionamenti che la comunicazione con le sue leggi crea. Franco Mariella non ha mai lasciato la sua attività artistica, cercando istintivamente forme di difesa i cui processi sono sconosciuti, ma che noi chiamiamo Arte.
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