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Nella vasta zona che si estende a sud del Sahara, vivono popoli agricoltori e allevatori di bestiami, che, nell’ arco di molti secoli, hanno dato vita a piccoli regni feudali.
Tra queste popolazioni spiccano i Bambara, che vivono nell’ attuale repubblica del Mali e senz’ altro da considerarsi tra i migliori scultori della zona.
Lo stile barbara è caratteristico per la trattazione stilizzata geometrica dei volumi, e per la spigolosità di elementi decorativi.
Gli scultori sono anche fabbriferrai , e nelle loro opere si avverte, qualcosa della rigidezza del ferro.
Come gli Yoruba, i Barbara rendono un culto particolare ai gemelli e, in quanto popolo di religione animista, venerano gli antenati e scolpiscono, per rappresentarli,figure che, sebbene piuttosto rigide, sono però molto espressive le società segrete degli uomini utilizzano una grande varietà di maschere le maschere piu’ spettacolari realizzate dai Barbara sono comunque quelle utilizzate nelle cerimonie rurali della fecondità della terra . queste maschere raffigurano un antilope molto stilizzata e provvista di corna assai lunghe e sottili che possono avvolte superare il metro di altezza, e vengono poste sul capo del danzatore come coronamento del costume che lo ricopre.
Nella savana sudanese della repubblica di Mali vivono anche i Dogon, altro popolo praticante l’ agricoltura, di cui è particolare la complicata mitologia creata intorno agli antenati e caratterizzata da culti molto complessi.
I Dogon un tempo eseguivano sculture di grandi dimensioni, me cosi’ stilizzate che la figura umana , maschile o femminile, eretta o seduta, è ridotta a puro volume geometrico.
Le statue piu’ interessanti sono spesso quelle di archetipe figure maschili e femminili rappresentate come una coppia seduta che si tiene abbracciata in vita.
Queste statue venivano collocate in ripari rocciosi insieme a vasetti contenenti vino.
I Dogon hanno elaborato un interessante architettura , ed ogni elemento delle loro abitazioni ha un particolare valore simbolico riferito alla mitologia.
Cosi’ ad esempio, per chiudere le porte delle case, usano serrature di legno decorate da figure antropomorfe molto allungate e spigolose.
Inoltre in passato facevano anche coppe di legno, nelle quali le donne conservavano l’ unguento per ungersi i capelli, con il coperchio decorato con una figura di cavaliere.
Le maschere Dogon sono anch’ esse di grande originalità e anticamente ne esistevano di diversi tipi, connessi con le cerimonie al culto della fertilità, ma attualmente sono usate soltanto nei funerali.
Rappresentano un volto umano stilizzato, allungato e rettangolare, coronato sulla sommità da un elemento di legno piatto e molto alto., decorato con motivi geometrici incisi e a volte perforati, quasi a formare una sorta di reticolo.
I danzatori con il corpo coperto, da una specie di cappa di paglia, saltano e si dimenano, abilmente mantenendo in equilibrio la struttura, che puo’ raggiungere anche l’ altezza di 5 metri.
Un altro genere di maschera è quella che, sullo stesso tipo di volto, sostiene una grande armatura a forma di croce di Lorena.
I Dogon sono circa 240.000, sparsi nei numerosi villaggi della falesia di Bandiagara, zona che è stata dichiarata patrimonio dell' umanità dall' Unesco, per la sua importanza culturale. Le maschere sono il simbolo religioso più espressivo della fede dei Dogon, usate durante cerimonie e danze rituali. La festa più importante è il Sigui, che si svolge ogni 60 anni durante la quale intagliano un nuovo iminana: la Grande Maschera a forma di serpente, che può raggiungere i 10 metri. Le maschere sono visibili anche in occasione dei funerali. La pianta del villaggio rappresenta schematicamente la figura del corpo umano.I Dogon furono studiati per la prima volta da Marcel Griaule, che nel famoso libro "Il Dio d’acqua" raccontò l’ iniziazione ricevuta dall' Ogotemmeli, personaggio che gli aveva trasmesso i segreti della cosmogonia della mitologia dogon, rivelando così alla cultura europea un mondo misterioso e affascinante
La concezione dell’ architettura tradizionale africana è elaborata in funzione delle caratteristiche ambientali. Questa prospettiva impone, infatti, un assoluto rispetto delle risorse naturali dell’ habitat, che non subisce mai inutili distruzioni, utilizzandosi soltanto ciò che strettamente necessario e solo nei periodi piu’ opportuni. I resti archeologici testimoniano che, fino ad epoche recenti, le caratteristiche delle dimore non sono cambiate sostanzialmente nell’ arco di un millennio. Lo dimostrano ad esempio i Dogon, che vivono sulle scogliere di Bandiagara da almeno 500 anni, e che sono i discendenti del popolo del Tellem , di cui hanno conservato non solo le forme architettoniche, ma anche esemplari di scultura e di industria tessile, custoditi in caverne asciutte dell ‘ alta costa, conservando cosi’ la testimonianza della continuità della loro cultura e materiale.
Le differenti popolazioni negroafricane, durante la loro lunga storia, hanno utilizzato qualsiasi materiale adatto ad essere lavorato, ma preferendo per lo piu’ il legno, elemento onnipresente nell’ ambiente dove queste civiltà si sono sviluppate.
Gli intagliatori lavorano sempre il legno verde tagliando il ramo o il tronco con invocazioni allo spirito dell’ albero, eseguite con regole e riti particolari per scongiurare la collera della mutilazione e quindi sacrificano un pollo all’ inizio dell’ opera.
Il piu’ delle volte gli intagliatori sono i fabbri,e quindi le sculture sono eseguite presso la fucina.
L’ intagliatore lavora accovacciato, senza un disegno prefissato . dapprima squadra il blocco grezzo con un coltello poi con una piccola ascia sagoma il pezzo, provvedendo infine ai tagli con un coltello piu’ piccolo, che consente una maggiore precisione nella lavorazione.
Terminate l’ opera, questa viene levigata con foglie dalla superficie rugosa.
Il legno fresco, stagionando , si spacca o marcisce.
Per evitarlo, l’ artista africano essicca l’ opera affumicandola, per poi cospargerla di olio o lardo, oppure la dipinge.
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