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La suggestione delle ambiguità

«Perché questa lode sia tale da crearti una vera fama occorre ch’ella possa propagarsi per gran numero di persone; le quali ti loderanno poi a lor volta senza conoscerti, senza averti udito, senza averti letto. Ti loderanno per ‘suggestione’».

 

Giovanni Pascoli, Prose

 

 

La mente è retta dall’interazione tra pensiero simmetrico e asimmetrico, ambivalenza che realizza una certa ambiguità nel linguaggio.

La comunicazione non-verbale, le metafore, le implicazioni, i presupposti e i postulati di conversazione sono tutti esempi di comunicazione ‘ambigua’. La ricerca psichica che attiva questi elementi di comunicazione conduce l’interlocutore a leggere tra le righe per interpretare il messaggio. Secondo Francisco Matte Bon in ogni atto enunciativo vi è una presunzione di simmetrizzazione e generalizzazione riassumibile in due massime di funzionamento[1]:

a) ogni volta che parlo di A sto parlando di A ma anche di tutto il resto (cioè della classe alla quale appartiene A);

b) se dico X sto dicendo X ma anche il contrario di X;[2]

Quest’ultimo è il caso dell’uso «negazione» nell’ipnosi con frasi del tipo: «Non andare ora in trance». Anche la riassociazione di risorse e di processi creativi sono il risultato di una collaborazione fra pensiero asimmetrico e pensiero simmetrico. In genere l’operare dell’ipnotista presenta dapprima una simmetrizzazione di una rete di relazioni asimmetriche (catena di ancore positive) che si conclude con un successivo ri-dispiegamento e contestualizzazione asimmetrica (ristrutturazione). Lo scopo dell’ipnosi è sempre stato quello di creare associazioni fra risorse, eventi e pensieri - in virtù del principio di simmetria - come se fossero membri della stessa classe e quindi interscambiabili. In definitiva si può dire che il linguaggio ipnotico proprio per la sua struttura ambigua (ambivalente, bi-logica) è capace di presentare qualcosa di apparentemente logico e circoscritto al contempo insinuando in questo qualcosa, molte o tutte le classi a cui l’oggetto o la situazione appartiene. E’ quell’ambiguità che consente di dire con poche parole moltissime cose così da aprire un canale privilegiato di comunicazione con l’inconscio. Matte Blanco (1908-1995) ritiene che fu l’inconscio come logica la vera scoperta rivoluzionaria di Freud[3]. L’inconscio non è semplicemente il deposito oscuro di istinti arcaici e del rimosso ma un mondo retto da leggi completamente diverse da quelle che reggono il pensiero cosciente.

Matte Blanco fa intendere che la logica bivalente (la logica del sistema conscio) non sia altro che una logica con meno dimensioni della logica simmetrica o logica inconscia[4]:

Così si spiegherebbero vari fenomeni paradossali e illogici per il nostro pensiero logico come per esempio l’ambivalenza (amore e odio allo stesso tempo nei confronti dello stesso oggetto), la violazione del principio di non-contraddizione, l’abolizione delle categorie di spazio e tempo. Questa dimensione simbolica impersonale, altra rispetto all’uomo, ci parla attraverso i lapsus, i sogni, i sintomi, le malattie... L’inconscio è quindi l’autentica struttura fondamentale dell’essere umano, bisogna saperlo ascoltare senza pretendere di ridurne i messaggi a banali “significati”, funzionali alla nostra vita razionale-cosciente[5].

Questa realtà aliena alle leggi della logica classica e quindi anche al funzionamento dell’universo fisico così come noi lo percepiamo non è un semplice e puro caos poiché presenta determinate caratteristiche che Freud per primo illustrò e che sono:

1. Violazione dei principi su cui poggia la logica Aristotelica – cioè del principio di identità, non contraddizione e del terzo escluso – ravvisabile nella coesistenza dei contrari e nella identità dei contrari: Assenza di contraddizione. La contraddizione comporta la divisione in due aspetti opposti. L'assenza di ciò è espressione della totalità omogenea indivisibile. Bisogna riconoscere che quest'ultima caratteristica è la piu sconcertante delle caratteristiche del sistema inconscio, sia se la consideriamo dal punto di vista della logica simbolica, che di questa formulazione alternativa o da qualsiasi altro punto di vista. Essa conduce a cose che appaiono estranee ed assurde al nostro pensiero.

2. Sostituzione della realtà esterna con quella psichica. Valgono gli stessi concetti. Tale ‘sostituzione’ è un modo di vedere due realtà (parti) diverse nel punto in cui esiste, per il modo di essere indivisibile, solo una realtà omogenea, indivisibile.

3. Simultaneità spazio-temporale (quindi assenza di spazio e tempo). Tempo e spazio significano divisione (in secondi, parti ecc.). La loro assenza corrisponde alla totalità omogenea, indivisibile.

4. Condensazione: stiamo vedendo una data realtà come qualcosa di ulteriormente divisibile e come una realtà omogenea indivisibile. La condensazione è un modo divisibile di descrivere una realtà omogenea indivisibile in cui ciò che vediamo da un punto di vista divisibile, come parti, sta impregnando omogeneamente la totalità.

5. Spostamento: la realtà omogenea indivisibile è l’intera classe o in-sieme in cui individuo e classe sono una e la stessa cosa. Quando diciamo che vi è stato uno spostamento, ad esempio, da un padre ad un’autorità, stiamo semplicemente descrivendo questa realtà indivisibile in termini di parti o elementi (padre, autorità).

Su questo punto occorre soffermarsi per un attimo poiché il principio di condensazione e spostamento sono ritrovabili nel linguaggio di ogni giorno nelle due figure retoriche di metafora e metonimia, che costituiscono -secondo il linguista Jakobson- le due attività inconsapevoli svolte dall’uomo nella creazione del linguaggio[6]. La metafora e la metonimia sono anche i due principi su cui si basa da sempre il pensiero ‘magico’ e rimangono caratteristiche del linguaggio della propaganda politica come motivi di persuasione inconscia.

Per esempio viene bruciata una foto (metafora, rapporto di similarità) a cui erano stati allegati i capelli della persona (metonimia, rapporto di contiguità) che deve subire il maleficio per cui «il simile produce il simile» (metafora) e «ogni effetto deriva dal contatto, visibile o invisibile, di un forza applicata da un ‘agente’, la legge di contatto (metonimia)». Ad esempio viene bruciata una bandiera, quella americana (metafora) dalla gente (metonimia), in maniera tale che sulla gente sia spostata l’autorità dello Stato. Questo avviene in genere in Stati in cui non c’è democrazia e la gente può essere strumentalizzata a proprio piacimento.

Nel sogno vediamo che la condensazione fonde più idee in un’unica immagine (per esempio, un personaggio del sogno rappresenta e condensa le qualità e caratteristiche di due o più persone contemporaneamente), mentre lo spostamento rappresenta un termine con un altro: per esempio, una persona che figura nel sogno si potrà scoprire che rappresenti o stia per il padre del sognatore perché la sua immagine ha qualche tratto in comune con quello del padre, l’autorità.

Matte Blanco arriva a proporre una nuova cornice di riferimento con la distinzione fra logica simmetrica che caratterizza il sistema inconscio e logica asimmetrica – equiparabile alla logica classica o aristotelica – propria del sistema conscio.

Secondo Blanco l’inconscio funziona secondo due principi:

1. Principio di generalizzazione: il sistema inconscio tratta una cosa individuale (persona, oggetto, concetto) come se fosse un membro o elemento di un insieme o classe che contiene altri membri; tratta questa classe come sottoclasse di una classe più generale e questa classe più generale come sottoclasse o sottoinsieme di una classe ancora più generale.

2. Principio di simmetria: il sistema inconscio tratta la relazione inversa di qualsiasi relazione come se fosse identica alla relazione. In altre parole, tratta le relazioni asimmetriche come se fossero simmetriche.

Come a dire che se «Giovanni è figlio di Paolo» anche la relazione inversa è possibile: «Paolo è figlio di Giovanni» secondo il principio di simmetria.

Da ciò deriva che: quando si applica il principio di simmetria non ci può essere alcuna successione e se non c’è successione allora il sistema inconscio non risente del trascorrere del tempo. In altre parole se l’avvenimento y viene dopo l’avvenimento x, che viene prima di y non esiste più ordinamento seriale e quindi non vi è alcuna successione. Quante volte succede in politica che un fatto avvenuto prima o dopo un altro sia determinante nella discussione di un problema eppure finisce per non avere alcuna importanza? L’operazione militare internazionale in Iraq è stata autorizzata dall’O.N.U. con una risoluzione del 2002 (ris.N°1441/2002) e la stessa base dell’O.N.U. in Iraq è stata fatta saltare in aria da un’auto bomba, causando la morte dell’inviato dell’Onu[7]. Eppure la guerra in Iraq è sempre risultata per gli osservatori politicamente impegnati con la sinistra, contro la comunità internazionale, una guerra illegale, nello spazio e nel tempo.

Poiché le categorie di spazio e tempo sono intimamente legate anche lo spazio scompare[8], per cui sono spiegati gli slogan globalizzanti dei no-global, come ad esempio quello che predica l’intifada in Italia. Quando si applica il principio di simmetria la parte è necessariamente identica al tutto perché tutti i membri di un insieme o classe vengono trattati come identici tra di loro e identici all’insieme o classe. Da ciò deriva l’assenza di contraddizione e il linguaggio caratterizzato dalla condensazione (metafora) e dallo spostamento (metonimia). Due insiemi p e non p secondo la logica simmetrica diventano identici poiché fanno parte – sono cioè sottoclassi – di una classe più generale che li include entrambi.

Per esempio «essere donna» ed «essere uomo» sono due sottoclassi di una classe più ampia la classe degli «esseri umani». In questo caso siamo ancora entro i confini del procedimento logico bivalente che opera secondo il principio di generalizzazione, crea cioè classi sempre più generali formate da sottoclassi che hanno qualcosa in comune e che restano distinguibili l’una dall’altra.

Una classe può essere sottoclasse di una classe più ampia, formulata in termini di una di tipo più generale:

«In questo modo possiamo includere la classe degli uomini e la classe delle donne nella classe degli esseri umani; la classe degli esseri umani, delle scimmie, dei roditori etc. nella classe più generale dei mammiferi; la classe dei mammiferi e quella degli uccelli, dei rettili ecc. in quella dei vertebrati; quella dei vertebrati, insetti ecc. nella classe degli animali; animali e piante nella classe degli esseri viventi.

Ma se applichiamo oltre al principio di generalizzazione anche il principio di simmetria il risultato non sarà lo stesso poiché il principio di simmetria conferirà tutte le proprietà della classe «esseri viventi» a ciascun elemento (le sottoclassi) che finisce col diventare identico a ogni altro. Così secondo il pensiero simmetrico o analogico è possibile dire che mia moglie è un vegetale[9].

La classe è quindi definibile come «la collezione di tutti i valori che soddisfano una funzione preposizionale». Prendiamo per esempio la funzione proposizionale “x è ferito”. Tutti coloro che sono feriti fanno parte della classe.

Si può anche dire che sono equivalenti fra loro nel soddisfare tale funzione ma non identici e quindi non hanno lo stesso valore. Come dire che Pino è differente da Tino anche se entrambi sono feriti. Oppure se consideriamo la classe di tutti i numeri inferiori a 100 vediamo che, sebbene 50 e 90 facciano parte della medesima classe non hanno per questo il medesimo valore.

Se invece applichiamo a questo insieme il principio di simmetria succede che ogni membro è identico e può stare per qualsiasi altro membro della classe e quando ci troviamo davanti a un elemento (la parte) abbiamo davanti a noi anche l’intera classe (il tutto). Le parti essendo identificate con il tutto ne acquisiscono anche l’intera potenzialità.

Pensiamo ad altre situazioni in cui prevale la logica simmetrica: nell’innamoramento per esempio l’oggetto d’amore si trasforma nella personificazione della bellezza e in genere le emozioni “primitive” o “non addomesticate”,  non risentono delle limitazioni spazio temporali. L’emozione nell’attimo in cui è provata sembra infinita, eterna. Un altro fenomeno è la fusione fra il soggetto e l’oggetto d’amore: la persona amata verrà amata come una parte di sé o semplicemente come se stessi (narcisismo). Ricapitolando le tre fondamentali caratteristiche dell’emozione sono:

1. generalizzazione delle caratteristiche o proprietà attribuite all’oggetto in modo tale che tutte le proprietà di questo tipo arrivano ad essere in esso contenute;

2. massimizzazione della grandezza di queste caratteristiche;

3. irradiazione dall’oggetto concreto a tutti gli altri che in tal modo lo rappresentano come conseguenza di entrambe.

La donna amata diventa la rappresentante dell’intera classe ‘la donna’; acquisisce tutti i valori della femminilità al massimo grado e rappresenta tutte le donne.

Nei momenti di panico e angoscia l’oggetto fobico viene investito di tutta una serie di caratteristiche che per il pensiero asimmetrico non possiede. Malgrado ciò «l’irruzione di simmetria» produce i suoi effetti: «lo spazio chiuso di una stanza o quello aperto di una piazza, acquistano tutte le potenzialità della classe e la funzione proposizionale in esame, ad esempio il buio-chiuso della stanza, non solo prende il sopravvento su tutte le altre proprietà ma si infinitizza. E per tale infinitizzazione il buio-chiuso, circoscritto e particolare, di quello spazio e di quel tempo diventa il Buio-Chiuso assoluto e universale della classe, quindi il Buio-Chiuso di uno spazio e di un tempo infinito che dà luogo con perfetta coerenza al panico dell’esperienza claustrofobia». Con gli strumenti della logica si può intendere questa identità fra parte e tutto come una corrispondenza biunivoca tra un sottoinsieme o tra sottoinsiemi e l’insieme; tra contenitore e contenuto. In termini tecnici succede che la parte acquisisce la stessa cardinalità o potenza del tutto.

È proprio quando ci troviamo dinanzi a questa caratteristica che ci rendiamo conto di trattare con insiemi infiniti. Scrive Dedekind: «Un insieme è infinito quando e solo quando può essere messo in corrispondenza bi-univoca con una sua parte propria». Per intendere il termine corrispondenza biunivoca possiamo portare l’esempio di due insiemi: l’insieme delle ballerine, che chiameremo M e l’insieme dei ballerini (N) in una sala da ballo. Questi due insiemi si trovano in corrispondenza biunivoca se ragazze e ragazzi stanno ballando in coppia. In tal modo ad ogni elemento di M corrisponde un solo elemento di N.

Se i due insiemi sono in corrispondenza biunivoca si dice che sono equivalenti e che hanno la stessa potenza o stesso numero cardinale. Per esempio se le ballerine sono 10 il numero cardinale dell’insieme M è uguale a 10[10]. Consideriamo ora l’insieme dei numeri naturali o interi che chiameremo M. M è un insieme infinito costituito da sottoinsiemi per esempio l’insieme dei numeri pari e l’insieme dei numeri dispari[11].

Quando ci spostiamo dal finito all’infinito non c’è più alto e basso, minore e maggiore, bene e male[12]. Il paradosso dell’identità cardinale tra la parte e il tutto “comporta il superamento della concenzione di un solo ‘infinito’ e introduce per la prima volta nella storia del pensiero, l’idea – a prima vista sconcertante – di infiniti di ordine diverso, di infiniti infiniti per i quali diventa legittimo parlare di ‘aritmetica del transfinito’ così come lo era per il regno del finito”. Prendiamo per esempio ancora per una volta l’amore per la donna amata, in questa emozione possiamo distinguere almeno tre insiemi infiniti:

1. L’oggetto o soggetto dell’emozione ha condensato in sé tutte le possibili grandezze della proprietà che definiscono la classe. Per esempio tutti i valori che soddisfano la funzione proposizionale "x è una donna femminile" (protettività, recettività, dolcezza, morbidezza, ecc..)

2. Ognuna o parte di queste grandezze è suscettibile di acquisire un valore infinito.

3. Per ogni valore y, q, z, ecc. ci può essere un numero infinito di x, cioè di elementi della classe che assumono questo valore.

Ritornando all’esempio di «x è una donna femminile» si può dire che, per ogni valore e combinazioni di valori (per esempio x è una donna dolce e protettiva) possiamo trovare un numero infinito di variabili x che soddisfano tale proposizione, quindi un numero infinito di elementi della classe. Così quella donna investita dell’emotività profonda acquisisce in sé tutti i valori della femminilità al massimo grado e rappresenta tutte le donne.

Il concetto di infinito va introdotto secondo alcune considerazioni: occorre precisare che se all’interno di una classe vige il principio di simmetria in genere l’inconscio riesce a differenziare tra insiemi differenti e solo quando le manifestazioni inconsce diventano ‘più profonde’, le classi o insiemi che si formano sono più ampie, quindi il principio di simmetria si applica a collezioni di oggetti sempre più ampie, che nella logica bivalente sono catalogate come sottoinsiemi. Alla fine troviamo un solo grande insieme o collezione. In questo insieme, in accordo con il principio di simmetria, ogni cosa è identica a qualsiasi altra e non si può differenziare da essa[13]. E questa è anche la natura dell’esperienza mistica. Il tentativo di cogliere questa realtà da parte del pensiero asimmetrico è quella di rappresentarla come eterno ritorno, circolarità o ricorsività oppure come infinita divisibilità. Si tratta di un tentativo di ridurre qualcosa di alieno al pensiero – l’unità omogenea e indivisibile dell’essere che corrisponde anche con il vuoto assoluto e insondabile – con qualcosa di pensabile e rappresentabile: il cerchio o l’infinitamente divisibile. Matte Blanco propone una struttura bi-logica (combinazione di logica simmetrica e asimmetrica) stratificata dell’inconscio disposta in cinque livelli che saranno tanto più “profondi” tanto più sarà maggiore la proporzione di relazioni simmetriche rispetto a quelle asimmetriche fino a giungere alla zona impensabile costituita dall’assenza di spazio e tempo.

Ogni fenomeno psichico o comportamentale può essere letto secondo differenti livelli di profondità poiché queste realtà psichiche coesistono contemporaneamente nell’uomo:

«Se l’attenzione dell’osservatore resta concentrata sul primo livello, quello della coscienza, allora egli sarà solo cosciente dell’individuo concreto; se si lascia permeare dai livelli sottostanti, questa infinità si dispiegherà davanti a lui, sebbene in modo inconscio. Ad abbracciare questa serie infinita vi è una sola unità: la classe o insieme. Questo a sua volta è vissuto come una unità». Ecco i cinque livelli descritti da Matte Blanco:

1. il livello degli oggetti coscienti e ben delimitati che corrisponde al livello del pensiero asimmetrico [...] Qui predomina la logica classica aristotelica;

2. il livello delle emozioni più o meno coscienti dove vigono simmetrizzazioni molto ben delimitate a livello cosciente come quelle che si manifestano, ad esempio, nell’innamoramento accanto ad un buon funzionamento del pensiero asimmetrico;

3. il livello di simmetrizzazione della classe per cui cose tra loro equivalenti diventano identiche: conseguenza fondamentale di questa simmetrizzazione è che ogni individuo diventa la classe e, di conseguenza, acquista tutte le potenzialità di quest’ultima [...];

4. il livello di progressiva simmetrizzazione di classi sempre più comprensive: simmetrizzazione così estese possono caratterizzare il funzionamento mentale di alcuni stati schizofrenici;

5. i livelli più profondi che hanno come limite matematico l’indivisibilità: da questo punto in giù la quantità di simmetrizzazione è così grande che il pensiero, che richiede relazioni asimmetriche, è gravemente compromesso. Il limite concettuale è il modo indivisibile allo stato puro, dove ogni cosa diventa ogni altra cosa e dove le relazioni tra le cose sono tutte teoricamente contenute in ogni singola cosa che l’intelletto riesce a cogliere.[14]

Quindi possiamo dire che l’essere simmetrico non si manifesta mai da solo nell’uomo si può soltanto dispiegare e tradurre nella dimensione spazio-temporale dell’Essere asimmetrico. Quindi si può parlare di pensiero ambiguo, di una bi-logica costituita da queste due logiche presenti nell’animo umano[15]. Questa sembra essere l’ipotesi per la quale propendeva anche Freud quando individuò nell’Es la nostra vera realtà psichica:

«Un individuo è dunque per noi un Es psichico, ignoto e inconscio, sulla cui superficie poggia l’Io, sviluppatosi dal proprio nucleo, il sistema P». (Io e l’Es). Secondo Matte Blanco lo scopo della psicanalisi è più che altro mitigare l’irruzione massiccia del livello simmetrico profondo (per esempio panico, fobie, psicosi) così come l’asimmetrizzazione forzata che viene messa in atto per controllare e delimitare l’esperienza simmetrica patologica (ossessioni), per giungere così a un’equilibrio della psiche.

Ciò accade anche nella terapia cognitiva quando attraverso il metamodello si intende asimmetrizzare ciò che fino a quel momento era simmetrico in modo patologico. Tramite questo processo si può giungere al massimo a «illuminare con la luce della coscienza» il quarto livello di «profondità» descritto da Blanco traducendolo in termini asimmetrici.

Alcune considerazioni di Matte blanco sulla logica sono di basilare importanza:  non è possibile sviluppare alcun sistema logico senza il concetto di spazio-tempo e quindi senza la distinzione, la divisibilità e la relazione tra le cose:

«Sembra, ora, evidente che nessuna logica, nessun universo di discorso di qualsiasi ordine, [...] può in alcun modo essere o essere sviluppata se previa o contemporanea ad esso non vien fatta una distinzione tra qualcosa e qualcosa d’altro e cioè la distinzione tra due qualcosa». Ogni discorso logico è formato almeno da una triade costituita da qualcosa, qualcos’altro e la realazione tra le due cose.

Nella logica proposizionale i connettivi consentono di formare enunciati composti (hanno perciò la funzione di Relazione tra le cose) e sono:

la negazione (non), la disgiunzione (o), la congiunzione (e), l’implicazione, l’equivalenza.

«Nessun calcolo proposizionale può essere sviluppato senza il concetto di relazione. Poiché, d’altra parte, il calcolo proposizionale tratta combinazioni di proposizioni con altre proposizioni, ne segue che nessun calcolo proposizionale può essere sviluppato senza il concetto di qualcosa e qualcosa d’altro».

Ne consengue che ogni componente della triade viene definita da ogni altra e non può esistere senza le altre.

Ogni membro della triade non è solo inconcepibile senza gli altri due ma è a sua volta descritto in termini di un’altra triade così via fino all’infinito. È come se trovandoci davanti a una triade o a un solo elemento della triade fossimo in contatto con l’intera costruzione del pensiero: «ogni enunciato o proposizione, anche se espressa in termini di una triade, comporta in realtà una miriade di triadi con le loro rispettive relazioni»[16].

Per esempio se prendo un vocabolo del dizionario e voglio cominciare a studiarne tutte le possibili diramazioni mi troverò a utilizzare gran parte se non tutto.

Ad ogni modo occorre ricordare che non c’è un punto di partenza privilegiato all’interno di questa rete di triadi poiché qualsiasi nodo della rete può condurci a tutti gli altri: «ogni volta che abbiamo un pensiero, e quindi un fatto, abbiamo in esso tutto il mondo: nessun fatto (pensiero) è separato dal resto del mondo, cioè da tutti i fatti: un fatto (quindi un pensiero o un concetto logico) non può esserci senza tutti i fatti (pensieri o concetti logici) cioè, senza tutto il mondo e questo vale per ogni fatto».

Il teorema ci insegna che tutte le assiomatizzazioni coerenti dell’aritmetica contengono proposizioni di cui non si può dimostrare né la verità né la falsità (è questa la natura del paradosso) a meno che questo sistema sia per l’appunto incoerente oltre che chiaramente autoreferenziale e non falsificabile se teniamo conto anche degli apporti di Popper.

Per concludere, possiamo riassumere che nessun sistema formale per quanto complesso sia, potrà dimostrare la propria completezza e coerenza senza dover ricorrere a metateoremi a loro volta nuovamente indimostrabili. Ma ciò che a prima vista potrebbe apparire come un limite può portare anche alla constatazione che non c’è una verità finale e definitiva che possa farci giungere all’immobilità e alla cristallizzazione del pensiero e della creatività umana[17].

L’ipnosi Ericksoniana secondo la bi-logica: alla luce di queste ultime “teorie” possiamo intendere e reinterpretare la comunicazione ipnotica a seconda degli schemi linguistici capaci di attivare il pensiero asimmetrico (ingannandolo con falsi sillogismi) o il pensiero simmetrico[18].

Notiamo inoltre che l’ipnosi, si spinge a profondità sempre maggiori di pensiero simmetrico con lo scopo di costruire delle “reti di simmetria” più funzionali rispetto a quelle patologiche in corso. Erickson come Freud e molti altri grandi psicoterapeuti spodesta l’Io dalla sua presunta centralità. Secondo Erickson c’è una parte - l’inconscio - che lavora secondo logiche estranee all’Io conscio e che occorre ascoltare perché è molto più condizionante.

Un altro elemento importante dell’approccio ipnotico risiedeva nel controllo del paraverbale come se fosse uno strumento musicale utilizzabile per evocare significati al di là del contenuto puramente logico. La «musicalità» della sua voce si manifestava attraverso il tono, le variazioni di ritmo, le pause, la sottolineatura analogica. Tutto ciò consentiva di veicolare messaggi ulteriori e faceva spostare l’attenzione del paziente dal contenuto alla musicalità del suo linguaggio, dal significato al significante sonoro[19].

L’uso di ambiguità fonologiche, sintattiche o di portata potenzia questo processo inconscio attivando rapporti simmetrici. Ambiguità di portata: «Parlandoti come se fossi ipnotizzato» è una frase che può essere intesa simmetricamente in entrambi i sensi: «Io ti parlo come se tu fossi ipnotizzato» ma anche «Io ti parlo come se fossi io ipnotizzato». Nella logica asimmetrica solo uno dei due significati può essere vero mentre secondo il principio di simmetria sono veri entrambi allo stesso tempo. Ambiguità sintattica: «L’ipnosi di un ipnotizzatore può essere pericolosa» frase che può significare «ipnotizzare un ipnotizzatore può essere pericoloso» ma anche «essere ipnotizzato da un ipnotizzatore può essere pericoloso».

Lo stesso discorso vale per altri tipi di ambiguità come quelle fonologiche come per esempio con parole che hanno più di un significato. In tutti questi casi così come con altri effetti sonori (rime, assonanze, alliterazioni, ritmo, etc.) scattano nell’ascoltatore delle simmetrizzazioni.

Le nominalizzazioni raggruppano in un’unica classe un’infinità di fenomeni specifici e ciò da adito ad ambiguità. Per esempio, che cosa vuol dire «spiegare»? Come stabilire in modo univoco - quindi secondo la logica asimmetrica - che cosa sia una spiegazione da che cosa non lo sia?

La nominalizzazione è un perfetto esempio di bi-logica: da una parte i concetti astratti che veicola si prestano alla simmetrizzazione ma al contempo sono applicabili - tramite una ricerca nell’inconscio - a un aspetto specifico della vita del paziente.

Un messaggio è un enunciato aperto con un numero enorme di valori che lo soddisfano ma che assume senso per il soggetto solo quando gli viene assegnato un valore preciso. Questo meccanismo opera nelle nominalizzazioni, nelle cancellazioni, nei verbi non specificati, nelle ambiguità, nelle metafore, nelle metanonimie, il ricalco.

La metafora per la sua particolare struttura bi-logica consente all’ipnotista di parlare all’inconscio impegnando contemporaneamente anche l’Io conscio: “la comprensione della metafora implicitamente comporta l’estrazione di relazioni generali da un esempio particolare, e il successivo riconoscimento che queste relazioni generali si applicano anche ad un altro esempio particolare”.

Una metafora può essere letta a differenti livelli di simmetrizzazione secondo la già citata topologia stratificata dell’inconscio. In un racconto, un aneddoto, una parabola coesistono diversi significati contemporaneamente, molti dei quali non sono immediatamente visibili: è una verità che in parte si rivela e in parte si sottrae alla vista. Alcuni oggetti, simboli, personaggi o eventi presenti in essa possono evocare molte o tutte le classi a cui l’oggetto, il personaggio o la situazione concreta in questione appartengono. Ad ogni modo la metafora è operativa anche se non immediatamente compresa nel suo significato profondo dalla parte conscia. In seguito, la coscienza può rimanere piacevolmente sorpresa da una illuminazione che arriva come se provenisse fuori da sé: «Il pensiero non è la riduzione della realtà alla misura della coscienza o ad una rappresentazione della realtà entro il teatro della coscienza, ma è la coscienza che si illumina allorché un evento, un processo interiore si compiono e con una estremità terminale si estendono e arrivano fino a lei, la “zona chiara”, diurna dell’interiorità umana»[20].

Il ricalco è un metodo efficace per conoscere l’altro a un livello che oltrepassa le verbalizzazioni asimmetriche. Tramite di esso è possibile sperimentare le emozioni del paziente a un livello pre-linguistico tramite l’Io corporeo. Grazie alla comunicazione multidimensionale mediata dal corpo l’inconscio ci parla simmetricamente. Anche Freud si rese conto dell’enorme importanza dei messaggi non-verbali e delle risposte ideodinamiche. In una lettera a Groddeck scrisse che, oltre alle ben note caratteristiche già descritte (condensazione, spostamento, assenza di contraddizione, atemporalità e sostituzione della realtà esterna con quella interna) «l’atto inconscio ha un’intensa influenza plastica sui processi somatici quale non viene mai raggiunta dall’atto cosciente» (Freud).

Così l’inconscio ci parla attraverso le posture del corpo, la mimica del volto, il respiro, lo stile dei movimenti, i gesti, la voce... l’ipnotista era perfettamente consapevole di ciò e praticava un “ascolto integrale” comunicando prevalentemente con l’inconscio grazie al ricalco e alla guida dei messaggi non-verbali posti al di fuori della consapevolezza del paziente. Grazie all’ascolto di eventi al confine fra lo psichico e il somatico l’ipnotista poteva avere una comprensione o intuizione di ciò che era veramente importante - a un livello  profondo ed emotivo - per l’interlocutore. Nell’esperienza della identificazione in trance profonda con l’ipnotista vediamo all’opera il pensiero simmetrico. L’identificazione con l’ipnotista è tale che l’ipnotizzato senta la voce dell’ipnotista come se provenisse dal suo interno.[21]

Percepire l’altro come se stesso e se stesso come altro implica una relazione di tipo simmetrico[22].

Pensiamo anche al fenomeno della dissociazione: essere contemporaneamente all’interno e all’esterno di se stesso, guardarsi mentre si va in trance. Oppure l’allucinazione: ciò che è interno sta anche all’esterno ma quell’esterno che viene trattato come tale ha il valore di qualcosa di interno perché è manipolabile con la sola volontà della mente. Sono tutti fenomeni che segnalano che il principio di simmetria è prevalente al principio di asimmetria.

La coesistenza di asimmetria e simmetria in ogni momento della giornata (struttura bi-logica e stratificata della mente) è così presente che il grande ipnotista Erickson parla di “trance spontanee” durante la cosiddetta vita di veglia.

Possiamo considerare che sono le relative proporzioni di simmetria e asimmetria che caratterizzano uno stato come conscio o inconscio. I livelli descritti da Matte Blanco sono 5 ma si possono considerare virtualmente infiniti.

Ciò che è interessante in questo modello è il passaggio graduale dall’asimmetria più rigida alla simmetria assoluta.

A seconda delle proporzioni fra queste due logiche il funzionamento psichico e la percezione della realtà cambiano[23].



[1] la ‘bi-logica’ secondo Matte Blanco. Senza un certo grado di simmetria non potremmo neanche capirci: così è possibile che le parole evochino immagini, suoni, emozioni e in genere processi ideodinamici. MATTE BON, F. Lingua, analisi della lingua e bi-logica in AA.VV., L'inconscio antinomico, a cura di Pietro Bria  e Fiorangela Oneroso, Franco Angeli, 1999 Milano, p. 119.

[2] Op. cit. pag. 119.

[3] Potremmo aggiungere anche queste due cornici di riferimento: l’inconscio contenutistico (legato al concetto di rimozione) e l’inconscio strutturale (che mette in evidenza la sintassi, le regole che governano questa realtà). Potremmo aggiungere anche queste due cornici di riferimento: l’inconscio contenutistico (legato al concetto di rimozione) e l’inconscio strutturale (che mette in evidenza la sintassi, le regole che governano questa realtà). In effetti, questo sembra il caso, poiché l’espistemologia energetica risulta fondata sulla prima legge della termodinamica (conservazione e trasformazione dell’energia) e conduce, in coerenza con le sue premesse, a un modello di casualità lineare che nel campo della psiche risulta inadeguato alla luce delle scoperte attuali.

[4] «La coscienza non ha le dimensioni per contenerlo; allo stesso modo, non si può versare acqua in una brocca dipinta poiché questa brocca ha solo due dimensioni e per ricevere acqua ce ne vogliono tre.» Cfr. BLANCO, 1975.

[5] Lo Strutturalismo è un’impostazione di ricerca, propria della cultura contemporanea, che nell'ambito delle scienze umane si propone di definire i fatti in funzione di un insieme organico (struttura) interpretabile come serie di modelli. Lo strutturalismo si è diffuso dalla psicologia e dalla linguistica sul terreno di tutte le altre  “scienze umane”. L’introduzione della categoria di struttura comporta in primo luogo il rifiuto o almeno il ridimensionamento della prospettiva storicistica: ciò che è essenziale è la comprensione del rapporto di interdipendenza fra i vari elementi dell’unità considerata (la cosiddetta considerazione sincronica), mentre i mutamenti che si verificano nella successione temporale (diacronia) appaiono in ultima analisi secondari rispetto a quella invariante. Inoltre, poiché la struttura si presenta come un dato oggettivo, latente nelle cose, lo strutturalismo implica sempre un atteggiamento antisoggettivistico e antidealistico. Nella psicologia lo strutturalismo (o gestaltismo) ha avuto origine dalla polemica antiassociazionistica. Altri campi di ricerca: l’antropologia culturale e la sociologia (Lévi-Strauss), la critica letteraria (Barthes), la psicoanalisi (Lacan), l’esegesi marxistica (Althusser), la filosofia della cultura (Foucault). Gli studi di C. Lévi-Strauss mostrano come i vari tipi di relazioni familiari presuppongano una legge “universale” che è la proibizione dell’incesto. Le varie società organizzano i loro scambi sessuali in funzione di tale imperativo realizzando un certo numero delle combinazioni teoricamente prevedibili. Queste ricerche aprono prospettive di grande fecondità anche nel campo dell’analisi del mito, dell’analisi dei fatti economici e di quella del folclore, come già avevano dimostrato soprattutto gli studi del russo V. J. Propp sulla struttura della fiaba. Tra gli studi che possono costituire una utile introduzione all’approfondimento dei concetti propri alla tendenza strutturalistica: C. G. Lepschy, La linguistica strutturale, Torino 1967; S. Timpanaro, Lo strutturalismo e i suoi successori, in Sul Materialismo, Pisa 1970; L. Sève e M. Godelier, Marxismo e strutturalismo, Torino 1970. Cfr. AA.VV. PSICOLOGIA e STRUTTURA, Dizionario di Filosofia, Rizzoli, 1974.

[6] Struttura bipolare della lingua.

[7] Il 18 agosto 2003 un'esplosione ha devastato il Canal Hotel, quartier generale dell'Onu a Bagdad. E si tratta del più grave attentato nella storia dell'organizzazione internazionale. Sotto le macerie è morto l'inviato speciale delle Nazioni Unite in Iraq, il brasiliano Sergio Vieira de Mello, probabile obiettivo dei terroristi.    Sono almeno 17 i morti e 40 feriti

[8] Normalmente se il punto a sta a destra del punto b su una retta allora b sta a sinistra di a. Secondo il principio di simmetria invece ogniqualvolta che a sta a destra di b, b sta a destra di a: «cioè ogni punto diventa identico a ogni altro punto e a tutta la linea», quindi lo spazio collassa su se stesso.

[9] MATTE BLANCO, I. (1975), L’inconscio come insiemi infiniti, saggio sulla bi-logica, Nuova edizione a cura di Remo Bodei, Biblioteca Einaudi, 2000.

[10] Scrive Cantor in Contributi alla fondazione di una teoria degli insiemi trasfiniti: «Ogni insieme M ha una determinata potenza che chiameremo anche il suo numero cardinale. Con potenza o numero cardinale di M intendiamo quel concetto generale che otteniamo mediante la nostra attività pensante quando facciamo astrazione sia delle caratteristiche particolari degli elementi di M nonché dal loro ordine. Il risultato di tale doppia astrazione è la potenza o numero cardinale di M» (1895).

[11] La cosa curiosa è che l’insieme infinito dei numeri naturali M={1,2,3,4 ...} e l’insieme infinito dei numeri pari N={2,4,6,8...} possono essere messi in corrispondenza biunivoca e sono quindi equivalenti poiché hanno lo stesso numero cardinale anche se a prima vista potremmo pensare che M debba essere il doppio rispetto a N.

[12] Intorno a queste stesse questioni si interrogò anche Galileo Galilei nell’opera Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze (1638): «infiniti essere tutti i numeri, infiniti i quadrati, infinite le loro radici, né la moltitudine dei quadrati esser minore di quella di tutti i numeri, né questa maggiore di quella; ed in ultima conclusione gli attributi di eguale, maggiore e minore non avere luogo negli infiniti, ma solo nelle quantità terminate». I paradossi sembrano derivare perciò dalla natura del nostro intelletto: «Queste son di quelle difficoltà che derivano dal discorrer che noi facciamo col nostro intelletto finito intorno agli infiniti dandogli quelli attributi che noi diamo alle cose finite e terminate; il che penso che sia inconveniente, perché stimo che questi attributi di maggioranza, minorità ed egualità non convenghino agl’infiniti dei quali non si può dire uno esser maggiore o minore o eguale all’altro».

[13] Prendiamo per esempio una successione infinita di numeri razionali:1/1, 1/2, 1/3, 1/4..... 1/m. Più alto è il valore del denominatore m e più il numero piccolo approssimandosi allo zero senza tuttavia raggiungerlo. Questo è l’infinito potenziale, come disse Anassagora (500-428 a.c.): «Per ogni grandezza ve ne è sempre una maggiore” e “nel piccolo non vi è minimo, ma vi è sempre un minore poiché ciò che esiste non può cessare di esistere per nessuna divisione per quanto portata avanti». Nel pensiero greco infatti vi è il rifiuto dell’infinito come totalità attuale in favore di un infinito solo potenziale costituito dal crescere e dal decrescere di una grandezza variabile. Scriveva Aristotele nel terzo libro della Fisica: «L’esistenza dell’illimitato si esprime in senso potenziale; pertanto l’illimitato esiste in parte con l’aggiungere, in parte col togliere». Come scrive Guido Calogero nel suo volume sulla logica antica (1967): «Tutta la filosofia e in un certo senso tutta la spiritualità dei Greci è un costante sforzo di determinare il preciso contorno della realtà estraendola dalla nebbia dell’indefinito, di dimostrarvi la vittoria del ‘limite’ sull’illimite [...] Tanto l’Oriente quanto l’Occidente avverte come il concreto reale sia per forza terminazione dell’indeterminato e quindi negazione dell’infinità: ma mentre il primo inclina perciò a svalutare le limitazioni e a dissolvere il terminato nell’indeterminato che tutto comprende, l’altro si orienta nel senso opposto. Al culmine della sua evoluzione antica con Aristotele, esso respinge l’infinito nell’inferiore sfera della potenza che non ha ancora raggiunto la finitezza dell’atto, concepisce quella realtà più reale che è la sostanza [...] come entità individualmente delimitata nello spazio e nel tempo e vede nel processo all’infinito la suprema prova dell’assurdo, il sintomo principe dell’impossibilità del reale e del vero».  Cfr. MATTE BLANCO, I. (1975), L’inconscio come insiemi infiniti, saggio sulla bi-logica, Nuova edizione a cura di Remo Bodei, Biblioteca Einaudi, 2000.

[14] MATTE BLANCO, I. (1975), L’inconscio come insiemi infiniti, saggio sulla bi-logica, Nuova edizione a cura di Remo Bodei, Biblioteca Einaudi, 2000.

[15] In questo senso non è esatto dire che al posto dell’Es deve addivenire l’Io poiché ««l’Es non può mai diminuire la sua grandezza: è sempre infinito e non può essere sostituito dall’Io». Si potrebbe anche ipotizzare che l’Essere asimmetrico emerge come «un gruppo limitato di funzioni dagli insiemi infiniti del nostro essere simmetrico».

[16] Ibidem.

[17] Lo stesso Cantor arrivò a postulare l’«infinitizzazione» dell’intelletto umano: «La finitezza dell’intelletto umano viene invocata spessissimo come argomento per sostenere che solo i numeri finiti sono pensabili... Se, però, si dimostra che l’intelletto può, in un senso ben determinato, costruire e distinguere l’uno dall’altro anche dei numeri infiniti cioè soprafiniti o si dovrà dare alle parole “intelletto finito” un senso più generale... oppure –e questa potrebbe essere l’unica soluzione giusta – anche all’intelletto umano si dovrà concedere, sotto certi aspetti, il predicato “infinito”». Le parole «intelletto finito», che sentiamo tanto spesso, sono a mio giudizio del tutto improprie; per quanto la natura umana sia limitata – e lo è davvero – essa ha moltissimi punti di contatto con l’infinito; anzi se non fosse essa stessa infinita sotto certi aspetti, quella salda certezza e fiducia nell’essere dell’Assoluto nel quale sappiamo di essere tutti uniti in maniera inspiegabile. Io sono convinto, in particolare, che l’intelletto umano abbia una disposizione illimitata alla costruzione, passo dopo passo, di intere classi numeriche che stanno in un rapporto determinato coi modi infiniti e le cui potenze sono via via crescenti».

[18] Matte Blanco proponeva in linea con ciò che insegnava Erickson di parlare al paziente con il linguaggio dell’inconscio, utilizzando una tecnica che non disdegna l’uso della metafora, della poesia, dello humour, dei giochi di parole (p. XCIV). Da ciò derivano le tecniche di confusione e depotenziamento degli schemi coscienti al fine di andare oltre ai limiti appresi e aprire un varco verso l’iperspazio della mente inconscia creando nuove connessioni, nuove metafore, nuove associazioni in una vera e propria arte della tessitura. Cfr.  Idem

[19] Anche Freud era consapevole dell’importanza del paraverbale e prescriveva all’analista di mantenere un’attenzione fluttuante così da non preoccuparsi “di tenere a mente alcunché”. In tal modo piuttosto che indulgere a speculazioni ed elucubrazioni poteva “«cogliere l’inconscio del paziente col suo stesso inconscio».

[20] MATTE BLANCO, I. (1975), op. cit., p. 449; GARGANI, ALDO GIORGI, Ignacio Matte Blanco e la cultura contemporanea. Estetica e psicoanalisi in AA.VV. (1988), L’inconscio antinomico, a cura di Pietro Bria e Fiorangela Oneroso, Franco Angeli, Milano, p. 28.

[21] Erickson nelle sue induzioni diceva: «…e la mia voce ti accompagnerà, e si tramuterà in quella dei tuoi genitori, del tuo maestro, dei tuoi compagni di giochi e persino nella voce del vento e della pioggia...». Sidney Rosen spiega che questa frase permetteva a Erickson «di tenere il contatto col paziente in trance, indipendentemente dalla profondità della regressione del paziente, e contemporaneamente gli serviva da spunto per le suggestioni postipnotiche. [...] Tra queste suggestioni potevano esserci ingiunzioni e punti di vista, che allora sarebbero stati ‘uditi’ (spesso tramite la voce di Erickson) come la voce di un genitore introiettato o Super Io. Questa introiezione della voce di un terapeuta può comparire in qualsiasi psicoterapia, ma ha maggiori probabilità di presentarsi quando il paziente è in stato di trance ipnotica. Una possibile spiegazione di questo fenomeno è stata avanzata da Lawrence Kubie a un congresso della American Psychoanalytic Association. Kubie notò che nella trance ipnotica la distinzione tra ipnotizzatore e soggetto viene abolita. Il soggetto sente la voce dell'ipnotizzatore come se provenisse dalla propria testa, come se fosse la propria voce interna. Questo era vero nel caso di Erickson. La sua voce diveniva la vostra voce, e la sua voce vi accompagnava, dovunque foste». (Milton H. Erickson, La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio, Roma  1983, p. 22).

[22] Tra l’altro questa capacità consente all’uomo di conoscere emozionalmente l’altro e di amare:

“Il principio di simmetria, in sostanza, mette se stessi di fronte a se stessi, in virtù appunto della sua proprietà simmetrica, dà luogo a una sfera in cui si vive contemporaneamente come altro e come se stesso” (Gabriele Pulli, Il problema del principio di simmetria in AA.VV., L'inconscio antinomico, a c. di Pietro Bria  e Fiorangela Oneroso, Franco Angeli,1999 Milano, p. 174. Ciò accade anche nella vita quotidiana, pensiamo per esempio al meccanismo dell’identificazione proiettiva. Nella lettura di un romanzo o nella visione di un film è consentito essere e non essere il personaggio prescelto e così accade nel sogno perché il sogno come l’opera d’arte sono tutte manifestazioni del pensiero simmetrico.

[23] In particolare all’aumento dell’emozione e della profondità della trance corrisponde un aumento nella modalità simmetrica di funzionamento e si verificano isomorfismi fra esperienze e realtà diverse come conseguenza della violazione di livelli logici.

 

 

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