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Cos’è l’Arte Superficiale?

E’ una razionalizzazione dell’arte moderna (H.Matisse), in particolare di  forme piatte e ben definite che vengono utilizzate per rappresentare qualsiasi forma estetica, costituendo un codice autonomo, che rispetta i criteri dell’arte come trasformazione dalle 3 alle 2 dimensioni.

Utilizzata come metodo per l’interpretazione  e l’insegnamento  dell’arte e dell’architettura ai bambini, ai disabili psichici lievi, l’arte superficiale  utilizza come criterio di lettura  le sole proporzioni. Questa  visione ‘superficiale’ si pone contro una visione feticista dell’arte che in genere ne impedisce la comprensione e la rielaborazione; da un punto di vista etico invece si contrappone all’animismo dell’arte e all’idolatria degli artisti.

E' riconoscibile nei  manufatti:

  • dei bambini
  • dei portatori di handicap
  • dei paesi in via di sviluppo

 

 

 

In realtà tutti gli oggetti possono essere rappresentati secondo vari livelli di astrazione, dall’iperrealismo al superficialismo, che è l’ultimo gradino dell’astrazione, dopodiché vi è l’astratto.

 

Qui sopra vocabolario di forme classiche superficializzate:

rastremazione della colonna, voluta ionica,  parti di fregio e  di trabeazioni,  maschere e doccioni dei templi classici.

Matisse era arrivato a questa idea tradizionalmente: le   superfici erano comunque  la proiezione dei volumi in prospettiva; la semplicità dei suoi papier decoupè deriva da una visione complessa della realtà, conferma che la sintesi si può effettuare solo dalla complessità  e si possono comunicare cose complesse con forme semplici.…

dell’astrazione, dopodiché vi è l’astratto.

  

A Matisse non interessava teorizzare una maniera piatta, superficiale di dipingere, svincolata dalla prospettiva.

Di fatto non è mai arrivato alla figura umana rettangolare, come proiezione di una scatola, ma il grado massimo di astrazione è stato il nudo blu, proiezione complessa di volumi in prospettiva.

Questa invece è la proiezione di una sola scatola, che non è complessa, perché il suo contorno è appunto un rettangolo

Per chi ha seri problemi con la prospettiva, questa può essere la maniera per ricavare gli ‘spazioggetto’ che servono per dipingere un corpo…


...ma ho appena affermato che Matisse non aveva intenzione di fare teorie superficiali.

Questa serie di formelle di bronzo, rappresenta l'andamento della superficializzazione operata da Matisse, nel corso degli anni. Si nota chiaramente come dalla prima alla terza ci sia uno sviluppo lineare che tende al raddrizzamento delle linee e all'unione dei volumi, al contempo l'inclinazione, la mossa, l'atteggiamento, vengono persi in favore della semplicità. Nella quarta invece, abbiamo un dietro front in cui rispuntano i volumi originali che si erano persi.

E' una maniera per trovare l'equilibrio nel figurativo....

 



Quindi la creazione dell'arte senza prospettiva  si può avere attraverso:

  1. Riduzione di un volume a una scatola
  2. Creazione di una scatola da un disegno

Si interpreta tramite:

  • superfici
  • colori
  • proporzioni
  • verbalità
  • numerologia
  • simbolismo




Come abbiamo detto in precedenza, facciamo diventare tutti gli oggetti scatole che, una volta aperte lasciano tutte le faccie che ci servono per comunicare.  

Questi al alto non sono semplici pittogrammi.
La peculiarità degli spazioggetto è che derivano direttamente dall'apertura di una scatola e dalla 'scelta' delle facce della scatola, avremo così tutte le direzioni le pose che ci interessano. Inclusa quella di tre quarti che sarebbe possibile avere solo con l'utilizzo della prospettiva.  

Infatti mentre il frontale e il laterale possono assomigliare a qualsiasi altro pittogramma del viso quello di 3/4 da l'idea del volume. Quindi si guadagna il volume, che è ciò che ci interessa di più della prospettiva.

 

 

Anche Picasso e Braque hanno provato a rappresentare la realtà senza prospettiva, non convenzionalmente, rappresentando da più parti lo stesso oggetto, evitando quindi un unico punto di fuga , come avviene quando si sta a teatro. Ma l’eccessiva libertà  dei suoi lavori ha rotto con la storia dell’arte, tantevvero che il cubismo si ritrova nei futuristi per questo suo ‘caos’...e non per la sua razionalità!!!! La chitarra di Picasso…e la nostra ‘utile’ chitarra superficiale, lo spazioggetto che servirà per fare il quadro vediamo come il grande Picasso, già utilizzava il nostro metodo…copia e incolla!


Per quanto riguarda l’architettura Matisse aveva già intuito tutto ciò: difatti questo lavoro di carte ritagliate si chiama trabeazione. Ha un altro pregio quello di far rivivere l’arte classica ,apparentemente morta ,frammentata e rotta, rifacendola a colori! Questi sono gli spazioggetto di cui parlavamo precedentemente. Non  possiamo applicare questo procedimento meccanicamente, siamo costretti una volta aperta la scatola a combinare le sue parti creativamente, che è molto importante.



Gli spazioggetto sono presenti nell’arte del colore dei tappeti dell’america centrale e del sud e in generale in tutti i paesi in via di sviluppo. Ciò provoca l’abbandono della prospettiva intesa scientificamente per una profondità creata dai colori e dalle superfici colorate. Certe forme possono essere intese come scatole aperte o come parti di scatole. Anche nell’arte del sud america la scultura, pittura, e scrittura fanno parte di una trasformazione, come dalla scatola alla superficie.


 

 



Nei giochi elettronici, ci sono vari tipi di spazioggetto, tanto interessanti da destare la mia ammirazione.

Possono essere paragonabili a scatole o a pareti di scatole, possono essere riutilizzati in maniera creativa non solo come passatempo…..Una rana….una partita di rugby o una danza di festeggiamento…..Quasi ‘tutto’ è   stato rielaborato e composto forse per farci marinare la scuola…


...oppure può essere utilizzato per dare spazio alla nostra creatività, per inventare una pittura , una scultura, poi quando saremo all’altezza ricostruiremo il corpo umano...questi giochi non erano mai violenti, forse sono più divertenti di quelli odierni.

Il divertimento non è legato alla definizione delle immagini, ma alla velocità, ai colori,  al senso...si può avere una chiave di lettura meno teorica quindi partendo da una partita a bubble bubble, che è proprio l’ideale per un bambino o per chi non ha molta simpatia dei libri...

Queste  maschere dimostrano che il procedimento della scatola viene ancora utilizzato nell’artigianato del Guatemala. Le parti laterali di queste maschere non sono che pareti di scatole ,che disegnate sono simboli detti glifi.
(La proiezione della scultura egizia invece dava geroglifici)



Non è esatto dire che Matisse non raggiunse il superficialismo, cioè la perdita della linea di contorno il rettangolo  come proiezione del corpo umano. Difatto in questa maschera del 1951 sembra proprio smentirci, Il problema è che non dipinse mai la sua parte laterale cioè l’orecchio! Con la scatola abbiamo capito tante cose...anche di Matisse.

Dopo la scatola?




Occhio naso e bocca disposti uno di seguito all’altro, diventano scrittura .Disposti secondo un ordine geometrico ,diventano immagine, la faccia è la parete di una scatola dove navigano occhi naso ,bocca.

Essendo questi elementi altrettante scatole il problema sarebbe stato aggiungerli o scavarli da un blocco di creta scatolare. Ho immaginato che il problema fosse verbale difatto dire ‘fai gli occhi’ non è comprensibile perché assomiglia a dire aggiungi gli occhi . Invece prima degli occhi bisogna scavare la cavità oculare che in un disegno piatto non si rappresenta Comunque i risultati sono già buoni partendo da un ‘volume scatolare’...ma la soluzione del problema sembra darla Picasso.

 

La soluzione del problema sta nel dare volume non a segni convenzionali ma a personali, che ognuno utilizza come codice. Sarà quindi cercare di saper tradurre un segno calligrafico in un volume probabilmente senza passare dal concetto di superficie o costruzione per piani, rispettando le proporzioni. La maniera per costruire degli spazioggetto sintetici come quelli dei tappeti dell’America Latina, è in assoluto la maniera più complessa di pensare una forma. Non è infatti uno schema prestabilito, non è una scatola aperta né un simbolo privo di proporzioni o volume. Danno perfettamente il senso del volume. Analoghe forme sono quelle degli origami: realizzare oggetti piegando unicamente un foglio di carta. La bontà delle realizzazioni conosciute e della mia citazione si riferisce al fatto che la proiezione di questi oggetti è pur sempre la proiezione di una struttura e quindi di un volume.

 

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