Home | Attività | News | Il museo di Fonte Nuova diventa azienda contro gli sprechi politici
Il museo di Fonte Nuova diventa azienda contro gli sprechi politici

E' quello che viene auspicato da quando con la legge Ronchei (ormai più di venti anni fa), è stata data la possibilità di far gestire ai privati i servizi museali: stiamo parlando della privatizzazione e della commercializzazione dei beni museali oppure secondo molti dell'uso più disinvolto dei beni culturali. Si rammenti anche lo statuto di un organismo dell'Unesco, (Icom) secondo il quale ogni galleria d'arte, associazione culturale, club, circolo privato se operante senza finalità lucrative è da considerarsi museo. Andiamo incontro sotto ogni punto di vista a diverse contraddizioni e ambiguità: prima fra tutte quella dell'antinomia pubblico-privato, che se fosse analizzata più seriamente dovremmo chiamare del 'privato - statale', visto che anche il suolo pubblico ha regole di uso che non ne permettono un'identità tale da renderla veramente di 'tutti', e anche lo spazio statale non è pubblico: si pensi ai luoghi, agli uffici, alle stanze, in cui non si può assolutamente entrare e in cui non entreremo mai, senza per forza citare quelle dei 'bottoni' o quelle militari.  E allora cos'è veramente pubblico e cosa non lo è? Non è questo quello che ci dobbiamo chiedere se parliamo di arte. Chiediamoci piuttosto se vale ancora la pena finanziare i beni culturali dello stato italiano, rivelatosi spesso nei suoi artificiosi organigrammi, una scatola cinese tra le cui pareti i finanziamenti si perdono. E dovrebbe anzichè farci piacere dar fastidio, il fatto che in Italia è diventato un problema di Stato finanziare il restauro del Colosseo, che restaurato o meno non farebbe molta differenza nè a noi nè ai turisti. Ma differenza la farebbe per tutti quelli che sono divenuti alla fine del secolo scorso, storici dell'arte, archeologi, insegnanti, impiegati, custodi, e che oggi si chiedono che tipo di lavoro andare a fare, inventandosene un altro, nella mancanza della prassi precedente: quella dell'università, della scuola, dell'ammaestramento, della sudditanza, dello statalismo. Ci accorgiamo che lo stesso problema lo hanno i politici, quelli di prima o i 'figli' di quelli di prima, figli putativi. Insomma siamo abituati a 'non pagare' si pensi a quello che è successo alla televisione, che dovrebbe succedere anche alla scuola e alla cultura. I quadri se non per merito di facoltosi collezionisti stranieri o tramite lo Stato, non sarebbero stati mai venduti.  E' così è stato anche a Fonte Nuova nei pressi di Roma, in cui un sindaco comunista, pochi anni orsono, ha pensato bene di svuotare i magazzini di qualcuno, altrimenti chi avrebbe comprato quelle opere e quelle sculture orfane di proprietario? Nè pubbliche nè private prima, ora sono 'statali', addirittura promosse al rango di capolavori, divenuti pubblici, opere pubbliche. E anche i luoghi oltre agli oggetti si appropriano della loro identità: il Museo d'arte contemporanea di Fonte Nuova dal 2011 diventa un'azienda che mira alla vendita e alla promozione economica dei suoi soci, piuttosto che badare all'identità locale, sarà piuttosto il luogo, se esiste non solo sulle mappe,  a riscoprirsi in cerca d'autore.  

 

 

ISTRUZIONI

istruzioni

REGOLAMENTO

regolamenti

CONTATTI

emailme

OPEN CALL

COSTI

costi

PAGAMENTO

Tipologia Pagamento

IN CHATT

Please login to be able to chat.