Martedì 07 Settembre 2010
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Anonimo del Guatemala PDF Stampa E-mail
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Le fitte foreste di Petèn, dello Yucatàn, del Guatemala e dell’ Honduras costituiscono lo scenario naturale della cultura Maya in questi territori che si popolarono verso il 5000  a.c., sebbene la loro vera storia cominci soltanto nella nostra era.I Maya del periodo preclassico iniziarono a coltivare il granturco verso il 1000 a.c. contemporaneamente alla comparsa della ceramica e delle statuette e testine del tipo Mamon trovate in varie zone del Guatemala, dell’ Honduras e di El Salvador. Tra il 300 a.C. e il IV secolo d.C. si svolse l’ultima fase del periodo preclassico superiore, quando furono realizzate le prime costruzioni in pietra, le terrazze e le piramidi di Uaxactùn e dello Yucatàn, associate alla ceramica Chicanel, con forme e motivi decorativi più vari di quella del tipo Mamòn.La zona d’origine della cultura propriamente maya sembra che sia stata il Petén e probabilmente il centro più importante fu Tikal dove è stato trovato un cippo datato al 292 d.c., data da cui, convenzionalmente, si fa iniziare la storia maya, che si suddivide in due grandi periodi: classico e postclassico o maya-tolteco. Il periodo classico va dal 292 fino all’889 e le date, in questo caso insolitamente precise rispetto a quelle troppo approssimative di altre culture, sono state stabilite con facilità grazie all’usanza maya di erigere ogni venti anni un cippo commemorativo che poteva venir eretto anche in concomitanza di avvenimenti particolari. Dal 900 circa, le città maya si spopolarono per motivi sconosciuti e si è tentato di spiegare questo fenomeno con ipotesi a volte fantastiche: improduttività del suolo, guerre intestine, epidemie, aumento delle piogge, discredito dei sacerdoti, ecc.

Il nuovo scenario, che corrisponde a un altro periodo della storia maya, è la zona settentrionale dello Yucatàn. Qui, tra l’800 e il 900 d.c., fiorì la cultura Puuc che raggiunse la sua massima espressione con l’architettura. In questo nuovo ambito culturale arrivarono poi i Tolteci, con effetti di tali dimensioni da determinare un nuovo periodo della vita dei Maya. Alcuni racconti epici del Guatemala, dello Yucatàn e del centro del Messico, narrano dell’arrivo dei Tolteci guidati da Kukulkàn (nome maya di Quetzalcòatl) dopo che erano passati per Veracruz. Il centro più importante di questo periodo maya-tolteco è Chichén Itza e diversi eventi consentono di dividerlo in due sottofasi: egemonia di Chichen Itza e successiva egemonia di Mayapan, seguita dalle guerre civili e dall’arrivo degli Spagnoli.

Pittura e scultura. Bonampak, scoperto nel 1946, è un edificio composto da tre ambienti coperti a volta, dove si trovano i più interessanti ed integri murales di tutta l’area maya. Uno spesso strato calcareo stalattitico, risultato dell’infiltrazione dell’acqua per più di un millennio, ha contribuito a conservare i dipinti che possono essere ammirati in tutta la loro ricchezza di forme e colori (queste bellezze artistiche si sono conservate anche perché non erano state scoperte dagli Spagnoli). Datati al 790 a.C., i murales di Bonampak descrivono la celebrazione di una cerimonia religiosa. La “sala I” raffigura il momento in cui il sacerdote si accinge a vestirsi, il gruppo dei suonatori che si raccoglie e una serie di conferenze. Nella “sala II” viene narrata un’invasione effettuata al fine di fare prigionieri e il conseguente sacrificio cerimoniale di questi ultimi, mentre la “sala III” descrive infine il momento culminante del rituale sia con la danza sulle scale di una piramide con tutti i partecipanti abbigliati con bellissime vesti, ma anche con la cerimonia di sangue del gran sacerdote e della sua famiglia.

Dal punto di vista formale, i murales di Bonampak ( e gli altri resti pittorici trovati in area maya) mostrano una concezione dell’immagine abbastanza diversa da quella che traspare nelle culture della Valle di Messico (murales di Teotihuacan, codici atzechi). Il simbolo chiuso e severo cede il passo a figure più naturalistiche in posizioni più disinvolte, mentre i personaggi, dai tratti maggiormente definiti e con abbigliamenti più personali, sembrerebbero mostrare reciprocamente un tratto di maggiore cordialità, che contrasta con la ieraticità e l’altezzosità tipiche dell’altra tradizione pittorica. La linea retta, che dà una maggiore sensazione di stabilità, quiete e astrazione, è sostituita dalla linea curva dal disegno più libero e sciolto, come si rivela soprattutto nella rappresentazione della danza. Lo scorcio e la sovrapposizione delle figure su due o tre piani generano una sensazione di profondità che accentua il naturalismo delle figure. Per quanto riguarda i colori, la tavolozza maya aveva una gamma molto ampia. Erano utilizzate varie sfumature di rosso, da quello porpora o opaco fino all’arancione brillante e per il contorno dei dipinti veniva impiegato un colore ramato ed erano conosciuti il rosa, le varie sfumature del giallo, azzurro e verde. I colori erano di origine sia vegetale che animale, mentre sembra che la sostanza agglutinante fosse di origine organica, forse la resina dell’albero di pom.

Prima dell’arrivo dei Tolteci, che imposero nuovi canoni espressivi, in pittura, come anche in scultura, è dominante una tendenza naturalistica. I volti, rappresentazione di soggetti maya, tendono ad un verismo rappresentativo anche se, per un residuo di idealismo e di manierismo di fondo, è impossibile considerarli a tutti gli effetti dei veri e propri ritratti, mentre assolutamente realistica aè la trattazione dei dettagli (acconciature, elementi dell’abbigliamento ecc.). Anche in scultura predomina comunque la linea curva che disegna i corpi in modo più delicato e accompagna il movimento con volute sinuose.

La scultura di epoca classica si limitò soprattutto alla produzione di steli, mentre nel periodo postclassico fu posta più al servizio dell’architettura e al suo ornato, sebbene  a Chichen Itza non siano state trovate steli ma statue con soggetti più rispondenti a canoni tolteci, come le rappresentazioni di Chac Mool, il messaggero degli dei, e i troni raffiguranti il giaguaro, o portastendardi e telamoni figurati.

La  lavorazione del legno, anche se ne sono rimaste poche testimonianze a causa della sua particolare deperibilità per l’ umidità del clima sembra avere raggiunto le massima espressione  nell’ esecuzioni degli architravi dei cinque templi di Tikal.

Anche a Chichèn Itzà e a Uxmal  sono stati trovati architravi di legno e quelli più conservati sono quelli della porta interna del Tempio dei Giaguari, sul versante occidentale del muro del grande cortile per il gioco della pelota.

I due elementi  che formano questi architravi recano inciso lo stesso tema: il disco del sole con una figura umana all’ interno e un’ altra all’ esterno, entrambe avvolte nelle spire di un serpente piumato.

La decorazione esterna degli edifici di epoca classica e, in misura minore, di quelli di epoca postclassica, era eseguita a stucco.

A Palenque questo tipo di lavorazione raggiunse il suo apice nella cripta del Tempio delle Iscrizioni dove sono conservate nove figure in bassorilievo, probabilmente le nove divinità del mondo ultraterreno.

Sotto il sarcofago vi erano inoltre due teste modellate secondo i canoni maya di bellezza ideale. I maya non sono affatto una civiltà del passato ma tuttora la loro fantasia produce opere, se non grandiose come nel fastoso passato, piene comunque di una accesa e appassionata visione della vita, dei colori e delle forme della natura.Il territorio è il Chiapas, lo Yucatan, il Belize etc.

Una delle caratteristiche dei mercati indios è il silenzio che vi regna. Le contrattazioni avvengono generalmente a bassa voce senza atteggiamenti aggressivi.

Le zucche lunghe sono tagliate, svuotate ed essiccate, poi decorate con incisioni e pitture. Un tempo il colore giallo del fondo era estratto dal verme Nij, il rosso dalla bollitura di Oriana (Achiote) e il nero dal carbone di legno.

Di legno a volte di cuoio le maschere sono uno degli elementi principali delle danze maya delle Terre Alte.I tessuti più belli si trovano nelle Terre Alte del Chiapas e del Guatemala. Nella Selva Lacandona, nello Yucatàn e nel Quintana-roo i tessuti sono più semplici.La lavorazione del cuoio è diffusa soprattutto tra i Ladinos perchè legata all'allevamento, che essi conoscono meglio degli indigeni.Tessute su un ordito di cotone, di lana o più raramente di seta, adorne di motivi intessuti oppure ricamati, le cinture hanno colori diversi a seconda dei villaggi. Vengono arrotolate in vita nascondendone le estremità, a meno che non siano decorate. Oppure, quelle più larghe, vengono annodate davanti e sul dorso.

 
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